Terzo mondiale di fila senza l'Italia

Dopo la sconfitta di ieri sera contro la Bosnia, l’Italia resta fuori dai Mondiali per la terza volta consecutiva. Un risultato che certifica una crisi profonda del calcio italiano e riaccende il dibattito su responsabilità, scelte tecniche e gestione del sistema, dalla federazione ai settori giovanili. Ne abbiamo parlato con il telecronista Rai Bruno Gentili, che ha analizzato senza giri di parole le criticità emerse.
“Un sistema che non valorizza i giovani”
Come sottolineato dal giornalista, il problema parte da lontano e affonda le radici nella struttura stessa del calcio italiano
“In molte partite viene impiegato solo il 30% di giocatori italiani, e questo è un dato significativo. Ieri abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione: secondo me è finita l’avventura della Nazionale, che in realtà non è mai iniziata. Siamo in netto ritardo rispetto agli altri Paesi, dove esistono accademie vere e dove gli allenatori hanno il coraggio di buttare nella mischia i diciottenni, noi invece ci stiamo abituando a un calcio parrocchiale. Come disse una volta Bernardo Corradi, oggi collaboratore tecnico del Milan, ai giovani insegnano prima la diagonale e poi lo stop con il pallone.”
“Scelte discutibili e mancanza di progetto”
Entrando nel merito della gestione tecnica, Gentili non risparmia le critiche:
“Qualcosa riguarda sicuramente le convocazioni. Le scelte sbagliate di ieri di Gattuso, come far giocare calciatori che nel campionato non scendono in campo da settimane, non le capisco. Quando si giocano partite decisive non si deve guardare al nome, ma a chi è più in forma. Il nostro calcio era già fuori dalla Champions a marzo e oggi non è nemmeno tra le prime 48 squadre ai Mondiali. Dal 2006 nessuno è riuscito a dare una scossa: si continua a fare cassa su giocatori stranieri sconosciuti. I vivai vengono tenuti sotto chiave e aspettiamo che i giovani diventino vecchi prima di farli emergere. Da noi manca proprio il progetto.”
“Gravina deve assumersi le responsabilità”
Il discorso si sposta poi sulla governance del calcio italiano, con un riferimento diretto alla posizione del presidente federale:
“Gravina ha messo il suo destino nelle mani del Consiglio federale. Ora bisogna avere il coraggio di abbassare la testa e farsi da parte. Dalla sua parte ha solo il presidente della UEFA e basta. Gattuso e Buffon pare abbiano presentato le dimissioni, ma Gravina le avrebbe respinte, perché se si dimettono loro deve dimettersi anche lui.”
“Un calcio senza identità né creatività”
Infine, l’analisi si allarga al sistema culturale del calcio contemporaneo, come raccontato da Gentili:
“Noi ormai siamo assuefatti alla sconfitta ed è una situazione difficile da recuperare. Oggi c’è questa cultura del risultato a tutti i costi che viene inculcata ai giovani: i giocatori non hanno più spirito di inventiva e io non mi riconosco in questo calcio. Ogni squadra ha tre o quattro match analyst: ma ha senso spendere soldi per queste figure?
Il futuro della Nazionale dipenderà dalle decisioni del Consiglio federale. Baggio potrebbe essere un nome, ma serve una figura di polso come Allegri o Conte. Io, per questi Mondiali, tiferò Brasile.”