Terremoto FIGC, Gravina si è dimesso

Nicola Caprera
Sport
03/04/2026

Crisi FIGC, dopo Gravina si apre il rebus successione

Le dimissioni di Gabriele Gravina aprono una fase delicata per il calcio italiano, tra equilibri interni da ricostruire e la necessità di individuare una nuova guida credibile in vista dei prossimi appuntamenti. A fare il punto è Emanuele Rizzi, capo dello sport di AdnKronos, che analizza tempi, scenari e possibili nomi per la presidenza della FIGC.

Come spiegato da Rizzi, le dimissioni non sono arrivate a caldo ma dopo un passaggio istituzionale: “In molti si aspettavano le dimissioni di Gravina subito dopo la partita, ma superato lo shock iniziale l’iter è stato quello previsto. Si è riunito il consiglio federale e si è deciso di trovare una soluzione condivisa. Gravina non voleva passare come unico ‘colpevole’: aveva dalla sua parte il 98% del consiglio federale, quindi probabilmente si aspettava uno scenario diverso. Ma questo è il secondo Mondiale che salta sotto la sua presidenza, quindi non credo avesse alternative”. Una lettura che, come sottolinea il giornalista, evidenzia come il passo indietro fosse ormai inevitabile, al di là delle dinamiche politiche interne.

Guardando ai prossimi passaggi, come evidenzia ancora Rizzi, il calendario sarà decisivo: “Ora bisognerà trovare una soluzione in vista del voto del 22 giugno, anche se alcuni spingono per il commissariamento. Ma non ci sono i termini per attuarlo, a meno che non emerga un nome condiviso entro il 13 maggio: in quel caso cambierebbero gli scenari”. Un quadro in evoluzione, dunque, dove la ricerca di una figura di sintesi sarà determinante per evitare ulteriori scosse al sistema.

Sui possibili successori, il capo sport AdnKronos indica alcune piste già note ma lascia aperta la porta a sorprese: “I nomi sono quelli che ci aspettiamo, Giovanni Malagò in primis. Però secondo me altri nomi devono ancora emergere, soprattutto quelli più spinti dai calciatori. Io sono d’accordo anche sul nome di Paolo Maldini, anche se lo vedrei in un ruolo più operativo: con il carattere e la voglia che ha, sarebbe perfetto come manager”. E proprio il tema del coinvolgimento degli ex protagonisti del campo potrebbe diventare centrale nella nuova fase federale.

Non solo presidenza: come sottolinea Rizzi, la transizione potrebbe coinvolgere anche altri ruoli chiave del sistema azzurro: “Potrebbe anche succedere che chi arriverà al posto di Gravina richiami Gianluigi Buffon, se si vuole dare continuità. Da parte sua mi aspettavo dimissioni immediate, era pronto ad andare via ma gli è stato chiesto di aspettare”. Una fase di attesa che riguarda anche la panchina: “Gennaro Gattuso ha il contratto fino a giugno e ci sono altre due amichevoli, quindi gli è stato chiesto di rimanere almeno per queste partite. Ha detto che risponderà dopo Pasqua, ma io credo lascerà. Per le amichevoli si potrebbe affidare la panchina al tecnico dell’Under 21, Silvio Baldini. Allenatori come Antonio Conte o Massimiliano Allegri hanno contratti in essere, quindi è complicato capire chi potrebbe arrivare”.

Nel ragionamento del giornalista, però, il nodo è più profondo e riguarda l’intero sistema calcio: “Le squadre professionistiche in Italia sono troppe, vanno ridotte non solo in Serie A ma anche in B e C. Bisogna cambiare la formula della Coppa Italia, ma soprattutto lavorare sui giovani. Gli italiani devono giocare di più: secondo una statistica, nelle prime quattro partite di campionato hanno giocato solo sei italiani. L’Under 21 era una buona squadra, ma questi ragazzi si perdono quando arrivano ad alto livello perché non trovano spazio”. Un tema strutturale che, come sottolinea Rizzi, va ben oltre la singola gestione.

E infatti, come ribadisce il capo sport AdnKronos, le responsabilità non possono essere attribuite a una sola figura: “La colpa non è solo di Gravina, ma lui è l’apice della piramide ed era inevitabile che cadesse. Dopo tre Mondiali mancati non si può parlare solo di sfortuna o di arbitri: c’è un problema di fondo”. Un problema che si intreccia anche con la trasformazione economica del calcio italiano: “Ormai le proprietà straniere hanno invaso il campionato e, nel bene o nel male, è un dato di fatto. Bisogna porre regole chiare, fare investimenti e dare incentivi: ad esempio, più fondi a chi fa giocare ragazzi italiani. La Serie A vuole contare di più, ed è giusto, ma deve dimostrarlo con i fatti per il bene del sistema, non solo dei club”.