Pazza gioia Roma. Battuta 2-1 la Dea in rimonta

Gabriele Aloisi
Sport
06/09/2026

Una montagna russa di emozioni, una partita che sembrava stregata, una Roma che ha dimostrato ancora una volta la sua forza. Ma come da tradizione quantomeno degli ultimi anni, Roma-Atalanta di ieri sera stava assumendo di nuovo i tratti dello psicodramma, della partita maledetta, col pallone che non voleva entrare e un Carnesecchi in stato di grazia clamoroso (anche se questa, a dir la verità, da un po' non è più una novità). Il primo tempo è stato un dominio giallorosso su tutti i fronti, come attestano anche i numeri: 18 tiri contro 1 in favore della Roma, 4 parate importanti di Carnesecchi contro 1 semplice di Svilar, 1.35 di Xg contro gli 0.02 della dea. Ma al riposo si è andati sul risultato di 0-0 e l'aria che si respirava era quella di una possibile beffa. Neanche a dirlo, al rientro dagli spogliatoi la squadra di Sarri si presenta con tutt'altro piglio e al minuto 46 trova il vantaggio alla prima vera azione pericolosa con Ederson, che buca le mani di un incolpevole Svilar. La Roma sbanda e rischia di subire anche il secondo gol, ma Gasperini tira fuori dalla panchina i frutti del mercato estivo e torna padrone del campo. Alla fine, con la voglia di non mollare, con la lucidità del metodo, con le idee e con un pizzico di fortuna, che era mancata per tutta la partita, succede l'impensabile. Prima il pareggio di Hermoso all'89' minuto, poi il gol del vantaggio di Soulé al 93' che fa esplodere l'Olimpico. Vince la Roma in una serata che difficilmente potranno dimenticare i 60000 mila sugli spalti e tutti i tifosi giallorossi.


All'inizio è mancata un po' di cattiveria. L'ha ripresa il Gasp con i cambi


Tanti i temi da sviluppare intorno a questa partita, tanti gli spunti positivi ma anche qualcosa da aggiustare. Come si è detto, la Roma ha dominato in lungo e in largo fino al gol della dea producendo una mole di occasioni davvero notevoli. Un Malen non brillantissimo e qualche grande parata di Carnesecchi hanno impedito alla squadra di Gasp di trovare il gol del vantaggio; poi si sa, nel calcio quando non segni e affronti squadre di valore, la buccia di banana è dietro l'angolo. La dea rientra bene dagli spogliatoi e punisce la Roma con grande cinismo. A quel punto la squadra giallorossa perde un po' di lucidità e di ordine, e di conseguenza anche di brillantezza fisica e soffre le ripartenze bergamasche. Ballano dietro Mancini e N'dicka, quest'ultimo perfetto nel primo tempo su Scamacca e in difficoltà nel secondo su Krstovic, e la Roma rischia di subire il doppio svantaggio.

Qualche minuto per ragionare e ci pensa Gasp coi cambi dopo l'ultima grande occasione per Krstovic. Dentro prima due argentini, Molina e Soulé, per dare un po' di freschezza, al posto di Lulli e Mora: i due ragazzini stavano iniziando a soffrire il peso mentale della partita. Poi la rivoluzione difensiva: dentro Ghilardi al 62' per Mancini, dentro Balerdi al 67' per N'Dicka. Nel mentre dentro anche Santiago Castro, che subentra per un Malen ben schermato dal reparto di Sarri e meno brillante che in altre occasioni. La musica cambia in quei minuti. Castro dopo un minuto dal suo ingresso lascia sul posto il difensore atalantino e colpisce il palo con un gran tiro. Balerdi prende in mano la difesa annullando completamente Krstovic e dando qualità e sicurezza a tutto il reparto insieme a Hermoso e Ghilardi. Grande esordio per l'argentino ex capitano del Marsiglia, arrivato in sordina negli ultimi giorni di mercato e diventato subito un idolo della tifoseria giallorossa per l'autorevolezza mostrata in campo. La Roma continua a macinare gioco e colpisce una traversa sempre con Castro su ottimo traversone di Molina, ma la palla sembra non voler entrare e Carnesecchi sembra non volersi arrendere. E proprio quando lo stadio stava iniziando a disperare la possibilità di una rimonta, il gol da palla inattiva firmato da Mario Hermoso a riaprire tutto, su assist di un Soulé ispiratissimo. Lo stesso Soulé che al 93' fa venire giù l'Olimpico con un gol dei suoi, sterzando sul mancino e chiudendola sul primo palo a ingannare Carnesecchi. E' 2-1 Roma, è delirio giallorosso, è tutta la squadra sotto la sud a festeggiare una serata importante che ribadisce che la Roma quest'anno c'è e fa sul serio.


Un mercato oculato, una rosa rinforzata: i nuovi hanno fatto la differenza, ma l'ha decisa Soulé


Una partita che forse non sarà piaciuta a qualche tifosotto da twitter o da bar, che sperava magari in un impatto meno decisivo da parte dei nuovi per continuare a contestare la società per il mercato svolto. E invece la partita di ieri è stata il più grande manifesto della bontà del lavoro di Gasperini, D'Amico e Friedkin in estate. Ha giocato tiolare Mora e 3 su 5 dei subentrati erano nuovi acquisti che hanno cambiato l'inerzia del match. E credo che ora sia chiaro a tutti quanto fa la differenza avere in panchina un numero 9 come Castro, che oltre ad avere caratteristiche tecniche importanti, e non lo scopriamo certo ieri, ha anche qualità morali e di personalità da non sottovalutare. Lui e Soulé hanno dato freschezza all'attacco creando costantemente pericoli alla retroguardia bergamasca e impensierendo Carnesecchi.

La sensazione era che il gol dovesse arrivare da un momento all'altro per quanto prodotto e che servisse un guizzo per scardinare il muro atalantino. Ma soprattutto gli innesti difensivi del Gasp hanno dato nuova vita alla squadra: Balerdi e Ghilardi hanno trasformato la partita, riducendo quasi allo zero i rischi per la Roma e dando fiducia e coraggio a tutti i compagni di poterla andare a riprendere e, perché no, a rimontare, senza doversi preoccupare di subire i contropiedi della dea.

Ancora una volta Gasperini ha mostrato tutta la sua qualità nella lettura della gara andando a fare un doppio cambio nella linea difensiva in situazione di svantaggio: è quasi un inno alla coralità del suo gioco e della sua idea di calcio. Anche Molina, ancora non al massimo della condizione, ha fatto vedere di avere qualità nel piede (il traversone su cui Castro prende la traversa di testa lo mette lui col destro) e la grinta giusta per stare in questa rosa. Ultimo dettaglio, secondo me non trascurabile, è che 4 dei 5 subentrati dalla panchina sono argentini, e la rimonta di ieri per certi versi ha ricordato certe rimonte della nazionale albiceleste negli ultimi mondiali. Piccola nota, secondo me doverosa, su Matias Soulé: quest'estate si è parlato in modo troppo superficiale a Roma di una sua eventuale cessione. E' un calciatore dal talento sconfinato, ha un piede come pochi nell'intera rosa e sa essere decisivo. Mezza stagione negativa, condizionata dalla pubalgia che l'ha colpito, non può far dimenticare che tipo di giocatore sia. Si meritava una serata come quella di ieri.


La Roma può ambire sì, ma a migliorare sempre di più. Il lavoro è ancora all'inizio


Non serve nemmeno parlare dell'entusiasmo che si respira in città dopo un avvio di campionato di questo livello. 10 gol fatti, 1 subito, 3 vittorie su 3 e 9 punti in classifica, alla pari dell'Inter. E' chiaramente troppo presto per parlare di obiettivi a lungo termine, le stagioni sono complesse e si compongono di tanti elementi, tra cui rientra anche la fortuna e l'integrità fisica dei calciatori, ma ciò che è certo è che la Roma dagli ultimi due mesi della passata stagione ha completamente cambiato marcia. Sono infatti 8 le vittorie consecutive considerando anche le ultime 5 della passata stagione, ma ciò che colpisce di più è il modo in cui queste vittorie arrivano. La Roma è tornata dopo anni ad essere padrona del gioco, seria e consapevole, forte anche mentalmente nei momenti di difficoltà. Oltre a ciò è chiaramente aumentata la qualità nei 18-19 titolari. Adesso inizia la Champions, altra variabile importante per la stagione di tutte le squadre. Le energie fisiche e mentali che si spendono nella massima competizione europea sono un fattore da considerare, ma Gasperini ha sempre detto che giocare tanto è il modo migliore per migliorare e per tenere alta anche la condizione atletica. Questo deve essere l'obiettivo dei giallorossi: affrontare ogni partita con la voglia di fare ciò che chiede il proprio allenatore, senza paura di nessun avversario. Giocarsi le proprie carte su qualsiasi campo, migliorare ulteriormente gli automatismi, alzare il livello tecnico e tattico del gioco di squadra: quale migliore sfida se non la Champions League? La Roma quest'anno ha una grande opportunità. Può lavorare con serenità e convinzione sulle idee del proprio allenatore senza l'obbligo di dover vincere qualcosa per forza, ma con l'obbligo di giocarsi ogni partita fino alla fine, perché questo si può. Se poi le avversarie dovessero lasciar qualcosa per strada, chissà cosa potrebbe succedere. Ma l'obiettivo è continuare a costruire e migliorare una squadra che in questo momento ha dimostrato di esser diventata davvero molto forte. Sarà una stagione lunga e complicata, ma potrebbe rivelarsi anche piena di soddisfazione per una piazza che merita di tornare al vertice del calcio italiano e europeo.



Gabriele Aloisi