3^ Giornata di Serie A: Roma, Inter e Lazio a quota 9

Emanuele Saponara
Sport
08/09/2026

La terza giornata di Serie A 2026-2027 va in archivio regalando i primi verdetti pesanti e delineando una vetta a punteggio pieno tutta divisa tra Milano e la Capitale. Roma, Inter e Lazio proseguono la loro marcia a quota 9 punti: i giallorossi superano l'Atalanta all'Olimpico, i nerazzurri fanno proprio il big match contro il Napoli a San Siro e i biancocelesti firmano il blitz in rimonta a Udine nell'ultimo posticipo.


Frena il Milan, fermato sull'1-1 all'Allianz Stadium da una Juventus caparbia, permettendo al Como di affiancare entrambe a quota 7 punti dopo il poker calato a Marassi. In coda continuano a faticare Bologna e Fiorentina, mentre Frosinone e Cagliari trovano tre punti fondamentali per respirare.


Risultati - 3ª Giornata

Venerdì 4 settembre 2026

Genoa - Como 1-4


Sabato 5 settembre 2026

Fiorentina - Torino 1-2

Inter - Napoli 3-2

Roma - Atalanta 2-1


Domenica 6 settembre 2026

Frosinone - Venezia 3-2

Parma - Monza 1-1

Bologna - Sassuolo 2-2

Juventus - Milan 1-1


Lunedì 7 settembre 2026

Cagliari - Lecce 1-0

Udinese - Lazio 1-2




Classifica Serie A - 3ª Giornata


  1. Roma – 9 punti
  2. Inter – 9 punti
  3. Lazio – 9 punti
  4. Como – 7 punti
  5. Milan – 7 punti
  6. Juventus – 7 punti
  7. Frosinone – 6 punti
  8. Atalanta – 6 punti
  9. Cagliari – 6 punti
  10. Udinese – 4 punti
  11. Sassuolo – 4 punti
  12. Napoli – 3 punti
  13. Torino – 3 punti
  14. Lecce – 3 punti
  15. Bologna – 1 punto
  16. Parma – 1 punto
  17. Monza – 1 punto
  18. Venezia – 0 punti
  19. Genoa – 0 punti
  20. Fiorentina – 0 punti




Roma - Atalanta: 2-1. La forma del caos dei 180 secondi che riscrivono il destino

In una notte in cui la razionalità ha ceduto il passo al misticismo sportivo, Roma-Atalanta si è trasformata nella seconda, memorabile istantanea di una Serie A dal respiro drammatico ed europeo, regalando un 2-1 al cardiopalma consumato all'ultimo respiro.

Dopo una prima frazione di chiaro predominio territoriale giallorosso frenata dai riflessi prodigiosi di Carnesecchi, la contesa si accende all'alba della ripresa: al 47' l'Atalanta fulmina l'Olimpico alla prima vera discesa offensiva grazie a Éderson, letale nell'avventarsi su un pallone vagante scaturito da un duello vinto da De Ketelaere su Hermoso.

Il gol sembra condannare la Roma al copione della classica beffa, con i padroni di casa che sbattono ripetutamente contro i miracoli dell'estremo difensore orobico e i legni sfortunati centrati dal subentrato Castro (palo al 64' e traversa all'88').

Ma proprio quando la sconfitta appariva inevitabile, l'Olimpico diventa teatro di una resurrezione furiosa: all'89' è Mario Hermoso a riscattarsi saltando più in alto di tutti per incornare l'1-1 su corner pennellato da Soulé, e al 90'+3 è lo stesso Matías Soulé a far crollare la Curva Sud raccogliendo l'invito di Dybala, sterzando secco in area e trafiggendo Carnesecchi con un mancino chirurgico sul primo palo, prima che il nervosismo finale sfoci nel rosso diretto a Gaetano al 90'+7 per suggellare il terzo trionfo consecutivo della Roma e il primato a punteggio pieno.

Inter - Napoli: 3-2. Elogio della caduta, poetica del ritorno

In una notte in cui la logica ha abdicato in favore della pura epica sportiva, Inter-Napoli si è trasformata nel più brillante spot di cui il nostro calcio avesse bisogno: un 3-2 mozzafiato esaltato da una direzione di gara dal respiro continentale, con pochissime interruzioni e un'intensità senza sosta da Premier League.

Dopo un primo tempo chiuso a reti inviolate, la ripresa si trasforma in un ottovolante: gli azzurri sbloccano il match al 48' con Matteo Politano — lesto a punire una grave leggerezza difensiva nerazzurra — e allungano quasi subito al 51' con Rasmus Højlund, abile a capitalizzare una clamorosa distrazione della retroguardia di casa rimasta ferma e sorpresa sulla giocata.

Ferita nell'orgoglio, la squadra di Cristian Chivu reagisce rabbiosamente appena tre minuti dopo: al 54' Lautaro Martínez accorcia le distanze freddando il portiere su perfetto invito di Federico Dimarco, avviando un forcing asfissiante che trova compimento all'82', quando il neoentrato Marcus Thuram svetta di testa per il pareggio bruciando sul tempo la difesa campana.

Il Meazza diventa così una bolgia incontenibile fino al definitivo boato al 90'+3: in pieno recupero, al culmine di un'azione insistita scaturita da un cross insidioso e da una mischia furibonda in area, è ancora il "Toro" Lautaro Martínez a piazzare la zampata decisiva che vale doppietta personale e trionfo, sigillando una rimonta leggendaria e una lezione di carattere che resterà a lungo negli annali.


Udinese - Lazio: 1-2. Oltre la fatica e le ombre la Lazio può dare fastidio?

Nel posticipo del lunedì sera al Bluenergy Stadium, la sfida tra Udinese e Lazio ha offerto novanta minuti ad alta tensione, regalando un 1-2 emozionante che ha premiato il cinismo e la ferocia agonistica della squadra di Gennaro Gattuso.

Dopo un primo tempo molto tattico e ruvido chiuso sullo 0-0, la contesa esplode all'inizio della ripresa: al 49' è l'Udinese a sbloccare il risultato con Jesper Karlström, che finalizza con un diagonale chirurgico un'ottima azione corale rifinita dall'assist filtrante di Keinan Davis.

La reazione biancoceleste non si fa attendere e costringe i friulani sulla difensiva con un forcing asfissiante: al 75' Davide Frattesi trova il pareggio inserendosi con i tempi perfetti sul primo palo per correggere in rete in spaccata un cross rasoterra al bacio di Mattia Zaccagni (3° gol in altrettante presenze per l'ex Inter).

Con l'inerzia tutta dalla propria parte e dopo un clamoroso palo colpito all'87' ancora da Zaccagni, la Lazio completa il ribaltone all'88': su un traversone morbido e telecomandato di Danilho Doekhi dalla sinistra, il neoentrato Albert Guðmundsson — appena gettato nella mischia per bagnare il suo esordio — stacca imperiosamente di testa battendo Maduka Okoye sul secondo palo e facendo esplodere il settore ospiti per il definitivo 1-2, un successo pesantissimo che proietta i biancocelesti a punteggio pieno a quota 9 punti accanto a Roma e Inter.

Un avvio perfetto che riaccende l'entusiasmo ma apre inevitabilmente a un grande interrogativo: quanto potrà durare questa luna di miele? Le premesse estive, d'altronde, disegnavano uno scenario ai limiti del drammatico: le macerie della passata stagione, i vincoli di un mercato bloccato tra mille difficoltà, la clamorosa e bruciante eliminazione al primo turno di Coppa Italia per mano del Mantova e una frattura aperta con la tifoseria, accorsa calorosa in massa a Udine ma ferma nel disertare le gare casalinghe all'Olimpico in segno di protesta. A questo clima plumbeo si sommava la diffidenza attorno alla figura di Gennaro Gattuso, chiamato in panchina tra lo scetticismo generale dopo la dolorosa e complicata parentesi alla guida della Nazionale. Eppure, il campo sta rovesciando ogni verdetto della vigilia: i volti nuovi hanno subito cambiato marcia alla squadra, dall'assist chirurgico di Doekhi all'impatto devastante di Frattesi e Guðmundsson, capaci di regalare alla Lazio un avvio a punteggio pieno che non si registrava da ben 14 anni. Resta da capire se questa marcia trionfale sia solo una fiammata d'orgoglio nata dall'emergenza o l'alba di una squadra solida e affamata, realmente destinata a recitare il ruolo di mina vagante e a dare fastidio alle pretendenti al titolo per l'intero arco del campionato.


Genoa - Como: 1-4. Il Como impone la propria legge tra le rovine di Marassi

A Marassi il Como ribadisce con forza la propria dimensione da grande squadra europea, dominando il campo con una manovra scintillante e travolgendo il Genoa con un perentorio 1-4.

L'avvio sembra sorridere ai rossoblù, che al 19' passano a sorpresa grazie al nuovo acquisto Milutin Osmajić, lesto a finalizzare in rete l'1-0 confermato dal VAR; lo svantaggio, tuttavia, accende la reazione furente e spietata degli uomini di Cesc Fàbregas, che nel giro di quindici minuti ribaltano completamente l'inerzia della sfida.

Al 25' Martin Baturina ristabilisce subito la parità con una conclusione chirurgica, al 30' Assane Diao firma il sorpasso capitalizzando l'ennesima trama offensiva ad alta velocità e al 40' Nico Paz cala il tris con una giocata di pura classe che manda le squadre al riposo sull'1-3.

Nella ripresa la gestione lariana è impeccabile: al 78' è ancora uno scatenato Diao a trovare la doppietta personale su rifinitura del neoentrato Kean, sigillando un poker che porta il Como a quota 7 punti in classifica a ridosso della vetta e certifica una realtà solida e pronta per la Champions League, mentre precipita il Genoa di Daniele De Rossi nel buio più totale, inchiodato all'ultimo posto a quota 0 punti dopo tre turni


Juventus - Milan: 1-1. Gatti non molla e trova il pari in extremis

La serata dell'Allianz Stadium si apre nel silenzio solenne e nella commozione generale per il toccante tributo a Franco Baresi, storico capitano rossonero scomparso in estate e celebrato da tutto lo stadio prima di un big match teso e vibrante.

Sul rettangolo verde, la Juventus prende subito il comando delle operazioni costringendo un Milan spesso succube a rintanarsi a protezione dell'area, ma la prolungata supremazia territoriale dei padroni di casa si rivela sterile e avara di vere palle gol: al netto di un clamoroso palo di Conceição e di rare fiammate, i bianconeri pagano la prova impalpabile di Randal Kolo Muani, ancora una volta avulso dalla manovra a dispetto del buon piglio mostrato dal subentrato Nick Woltemade, decisamente più reattivo nel dare profondità e respiro al reparto.

Il copione premia così il cinismo rossonero al 68', quando il gioiello classe 2006 Cissé — pescato in estate dalla Serie B e autentica rivelazione con 2 centri in 3 partite — sfrutta una letale ripartenza per battere a rete il colpo dello 0-1.

Quando la sconfitta sembra ormai inevitabile, la Juventus trova la salvezza al 90'+5 grazie al solito, indomito Federico Gatti: il difensore centrale si getta con foga nella mischia d'area e batte Mike Maignan con una zampata rabbiosa, strappando l'1-1 e salvando l'imbattibilità a quota 7 punti, pur lasciando aperta l'inquietante riflessione su una squadra costretta ad affidarsi al suo stopper all'ultimo secondo per trovare la via del gol; un sospiro di sollievo che non basta a cancellare l'amarezza per la pesantissima tegola emersa solo a gara conclusa: Manuel Locatelli, rimasto in campo fino alla fine, ha accusato un grave problema al menisco confermato dagli esami di stamane, che renderà con ogni probabilità necessaria l'operazione chirurgica costringendolo a uno stop stimato tra i tre e i sei mesi.


Fiorentina - Torino: 1-2. Grosso crolla prima della campanella

Allo stadio Artemio Franchi va in scena l'ennesimo atto di una crisi d'identità profonda e lacerante: l'1-2 a favore del Torino sancisce la terza sconfitta consecutiva della Fiorentina e fa scattare l'inevitabile verdetto con l'esonero fulmineo di Fabio Grosso, sollevato dall'incarico dopo appena tre giornate senza neppure raggiungere la riapertura delle scuole.

Un contrasto stridente rispetto alla passata stagione, quando la dirigenza aveva concesso mesi di tempo e pazienza a Stefano Pioli prima di optare per il cambio, e che trova il suo culmine nella decisione di richiamare in panchina Paolo Vanoli, il tecnico che aveva traghettato e chiuso la travagliata annata precedente. La scelta della società fotografa plasticamente una confusione societaria e progettuale che la profonda rivoluzione estiva non è riuscita a sanare: sul rettangolo verde la squadra è apparsa a tratti inguardabile, priva di trame e di anima, dominata nel gioco da un Torino compatto e intraprendente che ha strameritato il bottino pieno.

L'illusorio vantaggio viola nella ripresa si è rivelato un mero castello di sabbia: prima il granata Rolando Mandragora ha punito la sua ex squadra con una violenta staffilata dal limite ristabilendo la parità, poi all'82' Che Adams ha completato il legittimo sorpasso con una splendida zampata acrobatica nel cuore dell'area, lasciando la Fiorentina inchiodata sul fondo della classifica a quota zero e riconsegnandola a un clima di contestazione e all'amara sensazione di essere ripartita esattamente da dove era franata.


Le altre gare

Bologna - Sassuolo 2-2: Derby emiliano incandescente in cui i neroverdi passano due volte in vantaggio con Doig al 18' e Adzìc al 57', venendo sempre ripresi prima dal provvidenziale acuto di Piccoli al 50' e infine, al 90'+4, dalla zampata di Artem Dovbyk che piega la resistenza di un sontuoso Arijanet Muric.


Frosinone - Venezia 3-2: Spettacolo e ribaltamenti continui allo Stirpe: la doppietta del bomber tutto italiano Antonio Raimondo (21' e 39') lancia i ciociari, i lagunari risalgono con i subentrati Richie Sagrado e John Yeboah , ma all'83' la perla sul secondo palo di Giorgi Kvernadze regala tre punti d'oro ai padroni di casa.


Parma - Monza 1-1: Pari equilibrato e spigoloso al Tardini, aperto dal piattone sul secondo palo del giovane Jay Robinson al 38' per i brianzoli e riequilibrato all'ora di gioco (60') dall'opportunismo del classe 2007 Simone Lontani, bravo a sfruttare un'indecisione della retroguardia ospite.


Cagliari - Lecce 1-0: Il Cagliari domina e strappa con pieno merito tre punti preziosi grazie all'incornata vincente al 29' di Daniel Maldini su pennellata da corner di Romano, festeggiata con la toccante dedica al compagno Kevin Carlos per il recente lutto materno; la serata di festa rossoblù è però macchiata dal dramma sportivo di Mattia Felici, rientrato dopo mesi di calvario e costretto a riaccasciarsi a terra in lacrime dopo appena 14 minuti per un nuovo infortunio, e infiammata nel recupero dalla più clamorosa svista arbitrale e VAR di questo avvio di campionato: un netto rigore negato al Lecce per un evidente fallo subito in area da N'Dri, steso dopo aver saltato secco Roberto Gagliardini (subentrato proprio allo sfortunato Felici).


Best of the Week: Lautaro Martínez

Il riconoscimento per il miglior giocatore della terza giornata non può che andare a Lautaro Martínez, faro emotivo e trascinatore assoluto dell'incredibile rimonta dell'Inter ai danni del Napoli. Nei due centri che hanno fatto crollare San Siro — il punto dell'1-2 che ha riacceso le speranze nerazzurre e la zampata al 90'+3 per il definitivo 3-2 — non c'è la ricerca del gesto stilistico fine a se stesso: sono due reti da rapace d'area pura, frutti di letture perfette, senso della posizione e tempestività nel farsi trovare al posto giusto nel momento esatto per depositare il pallone in rete a porta spalancata. Più che per l'estetica balistica, però, l'impatto del "Toro" si misura nel calore viscerale e nella leadership magnetica con cui guida i compagni: quando la posta in gioco si fa asfissiante e l'atmosfera incandescente, Lautaro alza i giri del proprio motore, polverizzando l'ormai logoro cliché di chi lo vorrebbe decisivo solo contro le compagini minori o incline a scomparire nei big match. La doppietta di ieri gli permette di tagliare un traguardo storico, salendo al terzo posto assoluto tra i marcatori all time nella storia dell'Inter in tutte le competizioni. Un'ulteriore consacrazione per un attaccante dal palmarès leggendario — già campione del Mondo e d'America con l'Albiceleste, di cui è quarto marcatore di sempre — che nei momenti di massima pressione ribadisce la propria grandezza caricandosi l'Inter sulle spalle da vero capitano.



Emanuele Saponara