Sanremo 2026, terza serata: da Alicia Keys a Fefè De Giorgi

La terza serata del Festival di Sanremo 2026, mercoledì 26 febbraio, ha tenuto insieme registri molto diversi: l’impegno civile, la celebrazione della grande canzone italiana, qualche scivolone di conduzione e diversi momenti di spettacolo puro. Un equilibrio non sempre perfetto, ma capace di offrire più di uno spunto.
Il momento più intenso è arrivato con Laura Pausini, che ha scelto “Heal the World” di Michael Jackson accompagnata dal Piccolo Coro dell’Antoniano. Tutti in bianco, come un’immagine studiata ma efficace, per un appello diretto: “Vogliamo un mondo senza guerre”. Un passaggio semplice, senza eccessi retorici, che ha trovato nell’essenzialità dell’esecuzione la sua forza.
Applausi convinti per il premio alla carriera consegnato a Mogol, a pochi mesi dai novant’anni. I numeri snocciolati – migliaia di brani depositati, centinaia di milioni di dischi venduti – raccontano un pezzo di storia della musica italiana. Sullo schermo scorrono le immagini di Lucio Battisti, Mina e Renato Zero, mentre l’autore indica tra le sue canzoni del cuore “Dormi amore”, dedicata alla moglie. Un riconoscimento che ha avuto il tono della memoria condivisa più che quello della celebrazione formale.
Quarant’anni dopo la vittoria del 1986, è tornato sul palco dell’Ariston Eros Ramazzotti. Il bilancio personale è stato asciutto: il successo come possibilità di fare ciò che si ama, senza sentirsi superiori. Poi il duetto, in esclusiva, con Alicia Keys su “L’Aurora”, proposto in italiano. La cantautrice americana ha poi riletto “Empire State of Mind” adattando il celebre verso su New York a Sanremo. Un passaggio costruito per il pubblico dell’Ariston, che ha risposto con entusiasmo.
Tra i momenti più toccanti, il collegamento con Paolo Sarullo, il giovane di Albenga rimasto tetraplegico dopo un’aggressione. Le sue parole, dure ma senza vittimismo, hanno riportato la serata a una dimensione concreta. “Non si molla”, ha detto, sintetizzando uno spirito che ha superato il perimetro dello spettacolo.
Non tutto, però, ha convinto. La presenza di Irina Shayk è apparsa gestita in modo superficiale, con una conduzione che ha insistito più sull’abito che sul percorso personale della top model. I social hanno fatto notare l’occasione mancata. Ancora meno riuscito, invece, il segmento comico di Virginia Raffaele e Fabio De Luigi, sul palco per presentare il loro nuovo film.
Sul versante musicale, l’Ariston ha risposto con partecipazione a Sal Da Vinci, già proiettato verso il tormentone dopo quello di Rossetto e caffè. Fuori dal teatro, clima da festa con i The Kolors alla Suzuki Arena. C’è stato spazio anche per lo sport con Ferdinando De Giorgi, commissario tecnico della Nazionale maschile di Volley, che ha ricordato i prossimi impegni degli Azzurri, tra cui l'Europeo. Spazio anche a momenti meno brillanti, come l’esibizione incerta di Eddie Brock, tradito dall’emozione.
Nel complesso, la terza serata ha alternato memoria e attualità, leggerezza e richiami civili. Non una puntata perfetta, ma una tappa di un Festival che continua a muoversi tra spettacolo e racconto del presente, cercando ogni sera un punto di equilibrio diverso.