Grammy Awards 2026: inevitabilmente politici

Romina Caprera
Spettacolo
02/02/2026

Si sono conclusi da poco presso la Crypto Arena di Los Angeles i Grammy Awards 2026, i più prestigiosi premi musicali al mondo che quest'anno hanno festeggiato la loro 68ª edizione. Una serata ricca di sorprese, conferme ed esibizioni dal vivo indimenticabili come quelle di Lady Gaga con la sua “Abracadabra” e Sabrina Carpenter che ha proposto una versione scenografica di “Manchild”, uno dei suoi singoli più acclamati dell’ultimo anno.


Il trionfo della lingua spagnola (e non solo)

Per la prima volta in 68 anni di storia dei Grammy Awards un album cantato interamente in spagnolo ha conquistato il titolo di Album dell’anno. Parliamo di Debí tirar más fotos”, l’ultimo prodotto del cantante Bad Bunny uscito a gennaio 2025. Un premio che segna non solo un riconoscimento della trap latina, ma anche un manifesto politico che cancella il primato linguistico anglofono nel tempio della musica mondiale.

Per rimanere in tema “novità”, non possiamo non segnalare anche la vittoria di “Golden” delle Huntr/X, diventata la prima canzone k-pop ad essere premiata nella storia dei Grammy.

Questa volta però a trionfare alla cerimonia è stato sicuramente il rapper americano Kendrick Lamar, premiato con 5 grammy. Il rapper ha battuto un record assoluto: ha portato a casa più Grammy di qualunque rapper nella storia, battendo il primato precedente di Jay-Z, fermo a quota 25. 


La musica come piattaforma di impegno

Questa edizione dei Grammy si è distinta per i discorsi politici e sociali che hanno accompagnato i premi. Al centro dei commenti c’è stata la questione dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement), l’agenzia federale statunitense al centro di accesi dibattiti per le politiche di immigrazione. 

Benito Antonio Martínez Ocasio - questo il vero nome di Bad Bunny - ha utilizzato il palcoscenico più prestigioso per dare voce a chi, troppo spesso, viene considerato un "alieno" nella terra in cui vive e lavora. Al momento della premiazione il rapper ha scelto di lanciare un messaggio forte contro le agenzie federali di controllo delle frontiere. Ha iniziato con una frase chiara e diretta: “ICE out”, ribadendo che “non siamo selvaggi, non siamo animali, non siamo alieni; siamo esseri umani e siamo americani”, dedicando il premio ai migranti che inseguono i loro sogni. 

Anche altri artisti hanno usato il loro momento sul palco per sollevare riflessioni: Billie Eilish, nel celebrare la sua vittoria, ha ricordato che “nessuno è illegale su una terra rubata”.

Inoltre molti sul red carpet e sul palco hanno deciso di indossare spille o accessori con il messaggio “ICE OUT”, trasformando l’evento in una piattaforma condivisa di promozione dei diritti umani.


Il tributo a Ozzy Osbourne

Uno dei momenti più intensi della notte è stato il tributo a Ozzy Osbourne, scomparso nel 2025. Sul palco si sono uniti nomi come Post Malone, Slash, Duff McKagan, Chad Smith e Andrew Watt, con una versione potente di War Pigs per celebrare il “Prince of Darkness”. Il giovane Yungblud, vincitore nella categoria Best Rock Performance, ha dedicato il suo premio a Ozzy e alla famiglia, ricordando l’influenza del rocker nella sua formazione artistica.


Gli altri vincitori della serata

I premi più importanti non sono finiti solo nelle mani delle superstar, ma hanno raccontato un’industria sempre più ibrida, giovane, internazionale.

Sul fronte pop emotivo e generazionale, Billie Eilish si porta a casa la Canzone dell’Anno con Wildflower. Ogni sua vittoria sembra ricordare che l’intimità, quando è autentica, può essere più potente di qualsiasi effetto speciale.

E poi ci sono loro, i volti nuovi, quelli che danno la sensazione di futuro. Olivia Dean, incoronata Miglior Artista Emergente, è la classica sorpresa che in realtà sorpresa non è: soul, eleganza british e scrittura personale, il tipo di talento che cresce lontano dal rumore ma arriva dritto al centro. Nella stessa scia fresca e irriverente si muovono Lola Young, premiata per la Best Pop Solo Performance con Messy, e Doechii, che conquista il Best Music Video con Anxiety, dimostrando quanto oggi l’estetica visiva conti quanto la canzone.

La serata ha celebrato anche le grandi trasformiste del pop. Lady Gaga ha aggiunto nuovi trofei alla sua collezione con Best Pop Vocal Album per Mayhem e Best Dance/Pop Recording per Abracadabra, un doppio riconoscimento che ribadisce la sua capacità di cambiare pelle restando sempre centrale nel discorso musicale.

Infine, un momento che va oltre la musica popolare: Steven Spielberg è ufficalmente entrato nel ristretto club degli artisti che hanno ottenuto l’EGOT, uno status che si raggiunge vincendo almeno un Emmy, Grammy, Oscar e Tony. Spielberg ha ricevuto il premio per Best Music Film per Music by John Williams, un tributo alla colonna sonora cinematografica che intreccia cinema e musica in un dialogo profondo e storico.


Nel complesso, questa edizione dei Grammy racchiude un concetto semplice: la musica non è più divisa in scaffali. Latino, rap, pop alternativo, rock, elettronica convivono tutti sullo stesso palco, e i vincitori sono lo specchio di un pubblico che ascolta tutto, mescola tutto e vive senza etichette.