Venezuela, Giacalone: "Mossa di Trump di politica interna"

Davide Giacalone, giornalista de "La Ragione", è intervenuto ai microfoni di Radio Roma Sound, nel corso della trasmissione "Fiato alle Polveri", per commentare il recente attacco degli Stati Uniti ai danni del Venezuela. Alle ore 7 italiane, l'operazione su larga scala ha previsto almeno sette esplosioni e aerei a bassa quota, con il presidente Maduro che ha dichiarato nell'immediato l'emergenza nazionale.
"Il Venezuela è un Paese ridotto in miseria dalla gestione Chavez, di cui Maduro ne è il successore", spiega Giacalone. "Il Venezuela è certamente uno stato canaglia senza alcun dubbio. Nessun sincero democratico piangerà l'eventuale sorte infausta dello stato venezuelano. Ma questo non basta a descrivere la situazione. Gli americani sono già sul territorio venezuelano, stanno occupando gli aeroporti. Significa che l'esercito o una parte significativa dell'esercito venezuelano sta combattendo con gli americani, il ché vuol dire che Maduro non aveva un controllo totale. Ma perché lo fanno? È vero che Maduro è sostenuto dalla Cina e dalla Russia, però perché un'azione di questo tipo? Il punto è che la presidenza Trump sta perdendo tutto a Oriente; non è riuscito a dividere la Russia dalla Cina; né hanno dato frutto i dazi nei confronti dei cinesi. E segnalo che in uno dei tre portali più importanti della Cina, si parla già esplicitamente dell'eventuale collasso russo e di un'espansione cinese sul territorio russo. Quindi su quel lato del globo lì, dove Trump aveva esordito dicendo che il vero nemico fosse la Cina, sta perdendo tutto. E quindi questa azione, come del resto il bombardamento in Nigeria, assomiglia più a una mossa di politica interna che altro.
Qual è la dottrina che Trump ha seguito? Dietro c'è una complessa teoria che recita così: Il multipolarismo, i rapporti internazionali con le organizzazioni - tra cui l'Unione Europea - per gli Stati Uniti furono un trionfo, crearono una dominanza in tutto l'occidente dopo la Seconda guerra mondiale, però adesso convengono poco e ha un prezzo per gli americani. 'I paesi dell'UE sono ricchi, che si mettano d'accordo tra di loro'. Quindi il mondo che vogliono delineare è un mondo in cui le grandi potenze nucleari parlano tra di loro e stabiliscono delle grandi aree di influenza. Questa teoria o era fallata in partenza - come io penso - o è stata gestita con i piedi dalla Casa Bianca: il risultato è che a Oriente si prendono i territori (Ucraina, Taiwan). E gli Stati Uniti? La Groenlandia non la prendono. Il Canada gli fa una pernacchia cosmica. 'Noi americani per giunta perdiamo', dicono. E allora questo attacco è la conseguenza di questa sconfitta. Il colpo di stato interno in Venezuela non c'è stato, il ché significa che le forze armate americane sono esposte a delle perdite e Xi Jinping uscirà con un comunicato in cui, dopo essersi complimentato con Trump, farà capire che si allargherà a est. Gli Stati Uniti di Trump usciranno da questa operazione più deboli che mai, altro che 'Great again'.
Cambiano le cose anche per noi europei: noi tendiamo a dimenticare o a non dire. Noi siamo una grande potenza nucleare, anzi due: Francia e Regno Unito. Ma non siamo in grado di reggere una guerra convenzionale con la minaccia di una guerra nucleare. È qui che il riarmo tedesco si inquadra nel più generale riarmo europeo che provvede a questa mancanza. La potenza militare sarà determinante per stabilire le prossime aree di influenza. Anche l'Italia nel 2026 sarà tenuta a rispettare l'aumento della spesa militare. Leonardo, il nostro conglomerato pubblico nel campo della difesa, ha già fatto un accordo con i tedeschi per i blindati e con i francesi per l'aerospazio. Era bellissimo il mondo della globalizzazione, ed era un mondo in cui l'Italia era cresciuta moltissimo nel campo delle esportazioni. Ma quel mondo è finito da un anno, quando la Casa Bianca ha cambiato fronte".