Usa-Iran: si alla tregua di due settimane

Romina Caprera
Esteri
08/04/2026

Il cessate il fuoco annunciato da Donald Trump per due settimane riaccende le speranze ma lascia ancora molti interrogativi aperti. A commentare la situazione è Francesca Martelli, inviata di Agorà, che ai nostri microfoni ha analizzato sviluppi politici, reazioni internazionali e possibili conseguenze.


Come sottolineato dalla giornalista, l’annuncio va letto con cautela: 

“Intanto il presidente Trump continua a far parlare molto di sé. A mezzanotte e mezza, ora italiana, è arrivata la notizia di un cessate il fuoco di due settimane, ma dobbiamo capire se verrà rispettato: bisogna attendere anche l’esito dei negoziati. Siamo stati tutti con il fiato sospeso, dalla politica ai cittadini. Questa mattina sono arrivate diverse dichiarazioni da parte dei vertici delle istituzioni europee, ma i termini dell’accordo non li conosciamo: esiste solo una bozza. Non è chiaro, quindi, su quali basi alcuni leader stiano già applaudendo o chiedendo il rispetto dell’intesa.”


Entrando nel merito delle reazioni politiche, come raccontato durante l’intervista, emergono posizioni sfumate e talvolta critiche:

“Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha detto che si tratta di una buona notizia, ma ha anche sottolineato che non si può applaudire chi prima dà fuoco al mondo e poi si presenta con un secchiello d’acqua.”

Il metodo di azione del presidente americano, spiega Martelli, resta un punto divisivo:

“Questo sembra essere il modo di procedere di Trump in politica estera, anche se i suoi sostenitori non sembrano essere dello stesso avviso. Ieri il Papa ha fatto un appello per lavorare alla pace e, considerando la stessa nazionalità, il messaggio assume un peso ancora maggiore. Anche nella politica italiana mi sembra si stia registrando un certo allontanamento da parte del centrodestra. Per ora resta la posizione della premier Giorgia Meloni, che ha dichiarato: ‘Non condanno e non condivido l’attacco all’Iran’.”


Come evidenziato dalla giornalista, oltre alla dimensione politica cresce la preoccupazione economica:

“Una cosa di cui tutti ci stiamo rendendo conto sono le conseguenze economiche di questo conflitto: sono state settimane molto intense. Oggi c’è anche qualche quotidiano che ironizza sul lockdown, che in realtà non è mai stato un’opzione, ma è vero che si è iniziato a parlare di razionamento del carburante. A volte si fanno titoli davvero esagerati, bisognerebbe riflettere di più sull’impatto che hanno su chi legge. Intanto è stato tirato un sospiro di sollievo, ma è solo temporaneo: se da qui a due settimane non si lavorerà a un negoziato serio, torneremo sulle montagne russe.”


Infine, lo sguardo si sposta anche sugli equilibri politici futuri e sulla percezione internazionale del conflitto:

“C’è stato recentemente un grande raduno dei patrioti e molti degli intervistati guardavano già a JD Vance per le prossime elezioni, anche perché Trump non ha mantenuto la promessa di non entrare in guerra. Tra l’altro ieri Vance era in Ungheria per sostenere Viktor Orbán, e non Trump. Nel frattempo è arrivato un appello del regime iraniano per proteggere le centrali energetiche, ma da qui è sempre più difficile distinguere tra ciò che è vero e ciò che è fake news.”