Ungheria, Hallissey: "Ora intravediamo un'Europa più unita"

Lorenzo Villanetti
Esteri
14/04/2026

Matteo Hallissey, presidente di Più Europa e Radicali Italiani, di ritorno dall'Ungheria per seguire le recenti elezioni, ha commentato ai microfoni di Radio Roma Sound la vittoria di Peter Magyar, nuovo primo ministro del Paese. Di seguito le sue parole nel corso della trasmissione "Questa non è un'esercitazione":


"Noi siamo stati in Ungheria fino a ieri sera a urne chiuse per poter assistere sia alla votazione che all'elezione. Poi ci siamo confrontati anche con alcuni osservatori dell'Ocse, lì per presidiare i diversi seggi per verificare che non ci fossero brogli. È stata una grande festa di un popolo che si è riversato in piazza in maniera indescrivibile. Tanti giovani ci hanno raccontato che se ne sarebbero andati in caso di una nuova vittoria di Orban. Sono stati i giorni più belli della loro vita, hanno detto, una liberazione per loro, tanto che Magyar era sostenuto anche da liberali e progressisti . Sicuramente non è un candidato di sinistra ma è molto diverso da Orban che ha compresso moltissimo i diritti gestendo un manipolo di oligarchi, intessendo rapporti con tutti i principali regimi mondiali che hanno interessi contro l'UE. Pensiamo alla Cina, il paese che ha investito di più in Ungheria. Vance e Rubio, tra l'altro, erano andati in Ungheria per sostenere la candidatura di Orban.


La sconfitta di Orban dopo 16 anni


Penso che è stata una grande vittoria come Tusk in Polonia. L'Ungheria, a causa di Orban, è stato uno dei principali Paesi con il diritto di veto, impedendo all'Europa di fare riforme e trattati, o avanzamenti rispetto all'impianto europeo esistente, che Orban bloccava o chiedeva fondi in cambio. Meloni e Salvini hanno fatto una gravissima mossa appoggiandolo. Sarebbe stato più intelligente supportare un candidato del PPE come Magyar, che voterebbe in Italia Forza Italia. Il nuovo premier, tra l'altro, ha già detto in piazza di voler restare convintamente dento l'Ue e la Nato ed essere un alleato credibile.


L'elezione di Magyar ci permette di intravedere un'Europa davvero unita, che ha la possibilità di essere un attore - oltre a Cina, Russia e Usa - che ha una voce unica in politica estera, per fare passi avanti concreti, essere competitivi con queste potenze e non essere spettatrice passiva mentre queste forze si spartiscono il mondo. È un segnale importantissimo dopo quello di 2-3 anni fa in Polonia. Adesso nel continente restano quei Paesi che pur non essendo apertamente illiberali, come lo era Orban, vogliono mantenere lo status quo di un Europa che non decide e che non è unita. Dobbiamo rafforzare l'Europa per renderla più forte.


Diritti civili


Diritti civili? Noi siamo stati qualche mese fa al grandissimo Pride di Budapest ed era un momento fondamentale in cui migliaia di cittadini ungheresi nonostante minacce e telecamere sono scesi in piazza con una mobilitazione gigantesca per chiedere diritti. Magyar lo ha già detto: "Non dobbiamo fare nessuna discriminazione" verso chi ha un altro orientamento sessuale. Non è di certo un ultraprogressista, però su questi temi ha una posizione molto più aperta e avendo due terzi del Parlamento può cambiare anche le leggi cardinali, le più forti di Orban. Non si trattava infatti solo di vincere, ma di quanti seggi avrebbe avuto per modificare queste leggi molto restrittive che aveva messo in piedi Orban. Magyar adesso ha la maggioranza per farlo. E ha già annunciato che uno dei suoi primi viaggi sarà proprio a Bruxelles.


Stato di salute della stampa ungherese


Sull'informazione in Ungheria, uno dei giornali più importanti del Paese titolava lunedì con la vittoria di Magyar ma mettendo una foto di Orban. Questo dimostra il sistema esistente e che di fatto sarà ancora in piedi. Magyar riuscirà a combatterlo in maniera dura, non con i metodi di Orban, anche rendendo il potere della giustizia - negli ultimi anni compresso - libero e indipendente. L'esperienza di chi c'è stato è che tutti i cittadini ungheresi volevano questo cambiamento.


Trump attacca Papa Leone XIV


Trump-Papa? Il presidente degli Usa la combina grossa quasi tutti i giorni con le sue dichiarazioni sconclusionate. Avendo toccato Papa Leone, le reazioni sono state molto forti, anche dai suoi alleati. Poi Trump ha messo la pezza peggio del buco, dicendo che non si era ritratto come Gesù Cristo ma come un medico. Quest'esagerazione dell'uso dei social e dell'IA, questa figura - che dovrebbe guidare l'Occidente - ci fanno ribadire ancora una volta quanto l'Europa oggi debba essere indipendente, autonoma e forte, anche perché non possiamo affidarci ancora a lui. Meloni, anche se tardivamente, ha preso le distanze. Per mesi però è stata ambigua e ha rappresentato quel ventre molle di Paesi che non riescono a dissociarsi da Trump".