Medio Oriente, il ruolo dell’Italia secondo Di Gregorio

Il conflitto in Medio Oriente continua a ridisegnare gli equilibri geopolitici internazionali e mette l’Europa davanti a nuove sfide diplomatiche e strategiche. In questo contesto diventa centrale anche il ruolo dei singoli Paesi europei e la loro capacità di incidere nei rapporti con gli alleati e con le altre potenze globali. Ai nostri microfoni il professore e politologo Luigi Di Gregorio ha analizzato il ruolo dell’Italia all’interno dello scenario europeo, soffermandosi sulle posizioni dei leader dell’Unione e sulle prospettive diplomatiche per evitare un’ulteriore escalation del conflitto.
“L’Europa ha poche carte per fermare la guerra”
“Il ruolo dell’Italia è un po’ il ruolo di tutti i leader europei, con posizioni diverse tra loro sì, ma la verità è che l’Europa ha ben poco in mano per dire no alla guerra, come hanno fatto Sánchez o Macron, così come per dire no all’alleato più importante che sono gli Stati Uniti. Si sta cercando di riportare a casa gli italiani che sono nelle zone di conflitto e di evitare delle escalation, ma c’è davvero poco in mano per fare la voce grossa”.
“Il diritto internazionale è sempre più fragile”
“Dobbiamo riflettere sul diritto internazionale, che ha funzionato per decenni proprio perché c’era una doppia deterrenza. Ma se pensavamo di andare verso un mondo più pacifico ci sbagliavamo, perché oggi tutto è molto più incerto. L’Europa ora si trova senza carte per poter dire chissà che in quei tavoli. Dire no alla guerra è bello e siamo d’accordo, ma poi bisogna spiegare come. Macron è a capo di una potenza nucleare, come il Regno Unito: loro hanno le carte per sedersi al tavolo e infatti Macron ha sfruttato subito l’opportunità. La linea di Sánchez è condivisibile, ma non è un filosofo: è un primo ministro e quindi deve spiegarci come realizzare concretamente il no alla guerra”.
“L’Italia punta sulla diplomazia”
“La diplomazia per definizione è pubblica, ma resta anche una questione di comunicazione. Dal mio punto di vista è più responsabile una comunicazione chiara, che ci sta provando e che mi dice di avere delle carte in mano. Secondo me valgono le dichiarazioni della Presidente Meloni: l’Italia non intende prendere parte alla guerra. Quando Trump ci dice che non ci finanzierà più nel medio-lungo periodo sarà un modo per essere più forti nel negoziare, perché avremo una doppia deterrenza, cosa che oggi non c’è. È possibile che ci sarà un cambio di idea e che quindi arriverà l’ok per le basi Usa. Al momento stiamo giocando con le carte basse, ma purtroppo, se vogliamo ripristinare il diritto internazionale, toccherà riarmarsi”.