Violenza minorile: numeri in calo ma aumenta la gravità

Come emerge dal report realizzato dalla nostra redazione, i reati minorili risultano in calo dagli anni ’90 a oggi. Si tratta però di un dato che va letto insieme a un altro elemento altrettanto significativo: se da un lato diminuisce il numero complessivo degli episodi, dall’altro cresce la loro gravità e i reati commessi dai minori appaiono oggi più violenti, con un aumento di casi legati a rapine, aggressioni e comportamenti sempre più estremi. Oggi abbiamo approfondito questa analisi con Consuelo Corradi, professoressa di mutamento sociale e innovazione tecnologica alla LUMSA.
Come sottolineato dalla docente, il dato numerico non basta a raccontare la complessità del fenomeno:
“Incrociare le fonti non è mai semplice, ma credo che i dati parlino chiaro. C’è una diminuzione del numero di reati, ma si accompagna anche a una diminuzione dei minorenni in Italia, e questo va considerato. È importante rendersi conto che il fenomeno resta preoccupante.”
“Ho l’impressione che la famiglia e la scuola non stiano funzionando come luoghi di educazione. Funzionano bene come luoghi di protezione, per chi può permetterselo, perché consentono ai giovani di restare più a lungo in famiglia prima di trovare un buon lavoro. Ma non stanno trasmettendo il senso di un limite positivo nella vita di un minorenne, di un adolescente. Il limite fa crescere, fa diventare adulti. Noi viviamo in un momento davvero difficile ed è chiaro che i giovani ne risentano.”
Un contesto che si inserisce in un clima più ampio di incertezza, come raccontato dalla professoressa:
“Tutti noi, giovani e adulti, viviamo in una situazione di incertezza, ma c’è anche un catastrofismo nel guardare il mondo che eccede. Io sono figlia di due genitori che avevano vent’anni durante la guerra: loro non mi hanno trasmesso paura, ma la capacità di guardare alle opportunità. Oggi invece c’è un eccesso di narrazione negativa. Se diciamo ai giovani che non avranno lavoro o pensione, questo inevitabilmente pesa.”
Guardando al passato, come spiegato dalla docente, il confronto tra generazioni aiuta a leggere meglio il presente:
“Io sono stata adolescente all’inizio degli anni ’70 e posso fare un confronto diretto. Oggi i reati sono più violenti, ma è anche vero che ne veniamo a conoscenza molto di più. Secondo alcuni studi, uno dei fattori che contribuiscono alla depressione è proprio l’eccessiva esposizione alle notizie. Dovremmo imparare a bilanciare l’informazione e a riconoscere anche ciò che di positivo esiste.”
Infine, uno sguardo sul comportamento degli adolescenti e sulla percezione della realtà:
“Io credo che quel ragazzino di 13 anni che ha quasi ucciso la sua professoressa sia un ragazzo molto intelligente, che ha saputo capire quale sarebbe stato il suo destino in caso di omicidio facendo un’analisi lucida. In realtà a 12-13 anni l’impunità può essere vissuta come un gioco, perché non si ha una reale percezione delle conseguenze. C’è un’incapacità, a quell’età, di distinguere tra il gioco e la realtà: ed è proprio lì che può nascere il problema.”