Giovani e violenza, il caso Massa e il disagio

I recenti fatti di cronaca hanno riportato al centro del dibattito il tema della violenza tra i più giovani, un fenomeno che, come racconta il dossier pubblicato su RomaToday, ha radici profonde e spesso sottovalutate. A tracciarne i contorni è il giornalista Alessio Garzina, che individua nel “treatment gap” uno dei nodi principali.
Come spiegato dal giornalista, l’analisi parte proprio dagli ultimi episodi di cronaca:
“L’approfondimento è partito dagli ultimi episodi di cronaca per capire cosa accade nella testa dei ragazzi. È emerso questo ‘treatment gap’, cioè la distanza tra chi avrebbe bisogno di supporto psicologico e chi effettivamente lo riceve. La cosa che sorprende è che questo divario è ancora più marcato nei maschi: proprio i giovani più esposti a comportamenti esplosivi sono quelli che entrano meno in contatto con percorsi di supporto.”
Un tema che, come sottolineato durante l’intervista, riguarda anche il rapporto tra genitori e figli:
“Il problema non riguarda solo i ragazzi ma anche le famiglie. La generazione che oggi è genitore degli adolescenti è una generazione di mezzo, più distante da certi retaggi culturali. I figli li hanno comunque avuti, ma spesso si crea una distanza: una ‘presenza-non presenza’, con genitori che non ascoltano davvero. Dai pareri degli esperti emerge che, al di là della legge, bisogna lavorare sui ragazzi e dare loro la possibilità di essere ascoltati.”
Come evidenziato da Garzina, i social amplificano dinamiche già fragili:
“I social influiscono molto, ma torniamo sempre al mondo degli adulti. I ragazzi sono connessi tutto il giorno: lì le emozioni non vengono decifrate ma solo esposte. Ci sono piattaforme come Telegram dove la violenza è all’ordine del giorno. È tutto fuori controllo, come se fosse normalizzato.
Il lato punitivo deve esserci, ma bisogna capire il prima: perché i ragazzi agiscono così? Nei casi che coinvolgono minori, ovviamente, sono anche i genitori a dover rispondere.”
Un quadro che si inserisce in un contesto più ampio:
“Noi adulti abbiamo creato un mondo violento, dalle guerre alla cronaca locale. I ragazzi emulano questi comportamenti, sarebbe quasi strano il contrario. Non si tratta di giustificare, ma di capire quanto possiamo prevenire.
I dati sulla criminalità sono allarmanti e sono triplicati nel primo semestre del 2025. Parlando con alcuni ragazzi, mi è stato detto che procurarsi un’arma è semplice: anche un coltello è diventato un linguaggio.”
Da Roma a Massa, quando la violenza diventa realtà
Un’analisi che trova un drammatico riscontro nei fatti di cronaca, come quello avvenuto a Massa, dove è stato ucciso Giacomo Bongiorni davanti al figlio di 11 anni.
Come raccontato dal giornalista di cronaca nera Simone Innocenti, la vicenda è ancora in fase di ricostruzione:
“Si sta ancora ricostruendo la dinamica. Al momento ci sono due maggiorenni e un minorenne arrestati, tutti accusati di omicidio aggravato dai futili motivi. Giacomo Bongiorni, insieme al cognato, aveva visto tre ragazzi lanciare bottiglie di vetro. Dopo un rimprovero, i due sono stati aggrediti: Bongiorni è morto sul colpo, mentre il cognato è ricoverato in ospedale con lesioni molto gravi. Se questa versione verrà confermata, una violenza del genere in Toscana non l’avevo mai sentita. Inoltre è accaduto tutto davanti al figlio di 11 anni”.