Gen Alpha: il lato oscuro tra rabbia e isolamento

Due storie diverse, ma unite da un filo comune: la difficoltà delle nuove generazioni nel trovare strumenti per leggere la realtà e sé stesse. Da una parte il 17enne che progettava una strage in un liceo, immerso in ideologie violente e comunità online estreme. Dall’altra il caso di Aurora Tila, la 13enne uccisa dall’ex, che cercava risposte sulla sua relazione rivolgendosi all’intelligenza artificiale. Due vicende che raccontano un disagio profondo e che abbiamo analizzato con la giornalista Ilaria Sacchettoni e il sociologo Nicola Ferrigni, in una sorta di mini inchiesta sui ragazzi di oggi.
Radicalizzazione online e fantasie di violenza
Come ha spiegato la giornalista Ilaria Sacchettoni, il caso del 17enne evidenzia quanto siano determinanti i contesti digitali nella costruzione di derive estremiste:
“Senza le indagini partite da un monitoraggio dell’antimafia bresciana non sapremmo nulla di questo attentato programmato in un liceo artistico di Pescara da parte di questo 17enne, che aveva un suo pantheon di eroi tra cui i due giovani che uccisero 12 persone a Columbine e altri simili. Si sa poco del ragazzo, se non che era un buon studente di un liceo di Perugia, dove aveva intrapreso studi umanistici, e che aveva contatti in chat e su Telegram con altri studenti dalle idee stragiste. Accarezzava l’idea di colpi di Stato e stragi per un nuovo ordine globale e per l’imposizione della supremazia della razza ariana.
Va considerato che questa cultura incel porta con sé un nichilismo profondo e un ideale violento. Questo ragazzo aveva inforcato gli occhiali sbagliati: leggeva una realtà che non comprendeva e che non si limitava ad analizzare, passava all’attacco. Gli investigatori, sul suo smartphone, hanno trovato istruzioni per l’uso di armi batteriologiche e per assemblare fucili e pistole.
Sul fenomeno incel siamo ancora impreparati dal punto di vista psicologico, ma non da quello investigativo: le forze dell’ordine sono riuscite a intervenire prima che tutto si trasformasse in una strage. Per ora ci sono altri minori perquisiti e ritengo che a breve saranno iscritti nel registro degli indagati”.
Aurora e il bisogno di risposte senza giudizio
Sul caso di Aurora Tila, il sociologo Nicola Ferrigni invita a leggere il ricorso all’intelligenza artificiale come un segnale sociale, più che come un’anomalia:
“Nel caso di Aurora Tila dobbiamo interrogarci sull’uso dell’intelligenza artificiale che la ragazza faceva per capire se la sua relazione fosse tossica o meno, e non si può liquidare tutto come semplice curiosità. Una domanda così intima, così delicata, non ha trovato – prima di arrivare all’intelligenza artificiale – uno spazio umano ed educativo all’interno del quale potesse essere accolta e discussa.
Qui si inserisce il tema della scuola, che rappresenta uno spazio strategico. Nel caso di Aurora parliamo di una dimensione temporale delle relazioni tossiche che raramente si manifestano subito: tendono a svilupparsi attraverso una sequenza di micro-azioni. Senza strumenti interpretativi, questi passaggi rimangono invisibili e la situazione si compromette.
Il ricorso all’intelligenza artificiale può essere letto non come un’anomalia, ma come una risposta funzionale quando la domanda di orientamento non trova canali affidabili. Perché rivolgersi a ChatGPT? Perché è sempre disponibile, non giudica, garantisce anonimato e consente di formulare domande senza esporsi socialmente.
Questo aspetto, spesso liquidato come una semplice comodità tecnica, rivela qualcosa di molto più profondo: nella società contemporanea il giudizio è percepito come un rischio, e la sua sospensione diventa una risorsa rara. È un bisogno di legittimazione emotiva priva di conseguenze sociali. Questa sicurezza, che appare come un vantaggio, è però anche un punto estremamente delicato”.
Come emerge dalle parole degli ospiti, il punto di contatto tra questi due casi è la mancanza di strumenti – culturali, emotivi e relazionali – per affrontare la complessità. Da un lato la fuga nella violenza ideologica, dall’altro la ricerca di risposte in spazi impersonali. In mezzo, una generazione che fatica a trovare ascolto, riferimenti e chiavi di lettura.