Dall'influenza K ai vaccini: il punto di Ciccozzi

Massimo Ciccozzi, professore di epidemiologia all’Università Campus Bio-Medico di Roma, è intervenuto ai microfoni di Radio Roma Sound per fare chiarezza sull’influenza K, sui confronti con il Covid, sull’utilità del vaccino antinfluenzale e sul rischio di sovraffollamento dei pronto soccorso in questa fase della stagione invernale.
Influenza K e Covid 19: virus diversi, sintomi diversi
«Influenza e covid sono due virus completamente diversi, anzi vi dirò di piu, in questo momento il Covid è meno di un influenza. Uno dei sintomi che differenzia l’influenza K dal Covid è la febbre molto alta che arriva il giorno stesso, con un massimo di 12 ore di incubazione, ed arriva subito a 38°-39° se non sei vaccinato. Inoltre può lasciarti anche degli strascichi come il raffreddore che può durare diverse settimane». Ciccozzi sottolinea come la risposta alla malattia non sia uguale per tutti: «Ognuno reagisce in maniera differente. A prescindere dal vaccino, ogni persona ha un proprio sistema anticorpale che reagisce in un certo modo, soprattutto se è indebolito».
Vaccino antinfluenzale: protezione, non immunità totale
«Quello che non entra in testa alla gente è che non è che il vaccino non ti fa più ammalare, il vaccino è come un’armatura che ti permette di prendere un’influenza più bassa con una sintomatologia più tranquilla». Il professore chiarisce anche che la vaccinazione non è uguale per tutti: «È importante capire che non tutti devono vaccinarsi e che non tutti i vaccini vanno fatti. Il vaccino antinfluenzale è consigliato soprattutto agli over 65 e ai soggetti fragili».
Quanto ai tempi, Ciccozzi è netto: «Ormai vaccinarsi per questa influenza è tardi. È sempre meglio farlo a novembre, quando i virus iniziano a circolare».
Antibiotici e resistenze: una pandemia silenziosa
Accanto all’influenza, c’è un altro problema spesso sottovalutato: «Un’altra pandemia nascosta è quella dell’antibiotico-resistenza. Se un batterio è antibiotico-resistente, allora sono dolori». Per questo l’uso degli antibiotici va limitato: «L’antibiotico può essere somministrato anche dal medico di famiglia, ma solo dopo un’attenta visita. Non va preso autonomamente».
Pronto soccorso al collasso: quando andare e quando no
Ciccozzi invita a un uso responsabile dei servizi di emergenza: «È importante non intasare i pronto soccorso. Se sei un trentenne con una forte tosse e la febbre alta puoi tranquillamente rimanere a casa con un antipiretico». Anzi, avverte: «Durante il periodo influenzale, se non avete necessità, è meglio non andare in ospedale. Con il sistema immunitario indebolito, il primo batterio che gira ve lo beccate».
Diverso il discorso per i soggetti a rischio: «Devono andare in pronto soccorso le persone con cronicità respiratorie, come broncopneumopatia ostruttiva o enfisema, soprattutto se anziane e con difficoltà respiratorie».
Il picco dell’influenza: previsioni impossibili
Infine, sul possibile andamento dell’epidemia influenzale: «Ora dovremmo avere una discesa lenta, ma non ne abbiamo la certezza. Potremmo portarci questa influenza fino a febbraio o addirittura marzo».
E conclude con un messaggio chiaro: «Non si può prevedere il picco. È impossibile. Chi dà dati sul picco in anteprima dice un’assurdità».