Biennale 2026, caso Russia: l’arte divide l’UE

Caso Russia alla Biennale 2026: la diplomazia dell’arte tra sanzioni e “tregua” culturale.
L’ultima partecipazione ufficiale di Mosca all’Esposizione Internazionale d’Arte risale al 2019.
Il Padiglione ai Giardini — di proprietà russa dal 1914 — è rimasto un simbolo silente delle tensioni geopolitiche: chiuso nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina e concesso in "usufrutto" alla Bolivia nel 2024. Il recente annuncio del ritorno della Russia per la 61. Esposizione (9 maggio – 22 novembre 2026) riaccende uno scontro che dai canali diplomatici travolge direttamente la Fondazione veneziana.
La lettera dei ventidue: l'UE contro il Padiglione Russia
La tensione è culminata in una lettera indirizzata al Presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco e al CdA. Ventidue Paesi dell'Unione Europea hanno espresso una netta contrarietà alla riapertura dello spazio nazionale di Mosca. Nel documento, sottoscritto dai ministeri della Cultura e degli Affari esteri, i firmatari ribadiscono l’impegno verso i valori europei di libertà artistica e dignità umana, sottolineando come la cultura non possa essere considerata un comparto stagno, separato dalle realtà sociali e politiche: essa contribuisce a “plasmare il modo in cui le persone comprendono il mondo e come scelgono di agire”.
Le contestazioni di Kiev e l'ultimatum di Bruxelles
Non si è fatta attendere la reazione dell’Ucraina. Il Ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha lanciato un appello affinché una delle piattaforme più autorevoli del sistema dell’arte “non diventi un palcoscenico per ripulire l’immagine dei crimini di guerra”. Una posizione appoggiata ai massimi livelli comunitari: la Vicepresidente della Commissione UE Henna Virkkunen e il commissario alla Cultura Glenn Micallef hanno definito la scelta della Fondazione “non compatibile con la risposta collettiva dell’UE alla brutale aggressione russa”. Bruxelles ha alzato il tiro, ventilando persino la sospensione o la cessazione delle sovvenzioni UE in corso alla Fondazione Biennale qualora la partecipazione di Mosca venisse confermata.
La linea Buttafuoco: l’arte come spazio di convivenza
Dall’altra parte, la Fondazione Biennale si muove lungo i binari del protocollo internazionale, precisando che sono i Paesi riconosciuti dalla Repubblica Italiana a chiedere autonomamente di partecipare. Il Presidente Buttafuoco, in una recente intervista su Repubblica, aveva difeso il principio della dialettica: “Noi pensiamo che dove c’è arte ci sia confronto. Basta con gli schemi degli anni Settanta: la Biennale è uno spazio di convivenza per tutto il pianeta”.
L’idea della presidenza è quella di accompagnare la mostra con inviti a personalità provenienti da tutte le zone di guerra, cercando di offrire una "tregua" culturale a un mondo in fiamme.
Resta da capire se la diplomazia dell’arte riuscirà a reggere l’urto di una pressione politica ed economica senza precedenti oppure se il Padiglione ai Giardini rimarrà, ancora una volta, il termometro di una crisi che la cultura non riesce a sanare.