Befana 2026: chi merita il carbone, chi i dolci

Alessio Briguglio
Costume
06/01/2026

La Befana arriva sempre quando le luci sono già spente, quando l’entusiasmo delle feste si è sgonfiato e resta solo il bilancio dell'anno appena trascorso, oltre alla poca voglia di tornare a lavoro. Una figura del folklore che non concede sconti emotivi, dato che soppesa i comportamenti e non le intenzioni.


Allora, se la Befana dovesse giudicare il nostro 2025, tra spettacolo e politica, chi troverebbe il carbone nella calza e chi, invece, qualche dolce, magari anche amaro, ma meritato?


Proviamo a chiederle aiuto, dunque, per tracciare una mappa precisa delle nostre contraddizioni.


Il carbone


Il carbone più evidente resta quello destinato a Fabrizio Corona, non per l’ennesimo gesto sopra le righe, ma per la mitologia che incarna, quella della fama come giustificazione assoluta e la privacy come ostacolo fastidioso per la propria ambizione. Accanto a lui, come in una fiamma biforcuta di dantesca memoria, proprio Alfonso Signorini come rappresenta del passaggio successivo. L'istituzionalizzazione dell'eccesso, il momento in cui tutto diventa lecito per soddisfare desiderio e autocelebrazione.


La stessa calza per Ilary Blasi, che con la narrazione dell’intimo diventata format seriale imparata dall'influencer economy italiana, ci ha ricordato come l’autonarrazione, se spinta oltre misura, finisca per svuotarsi di senso e credibilità. La Befana in questi casi, non giudica tanto gli scandali, ma la loro saturazione, perchè cosa conta davvero quando tutto è esposto?


Per quanto riguarda la politica estera, la Befana non fa sconti e scegli facile. Il carbone più pesante va a Benjamin Netanyahu, perché ha trasformato l'esigenza di sicurezza di una nazione in una narrazione corrotta permanente, riducendo ogni critica a tradimento e ogni limite a intralcio, fino a rendere indistinguibile la difesa dalla sospensione sistematica di ogni responsabilità politica, civile e religiosa. A Vladimir Putin, che ha trasformato la guerra d'invasione in una struttura permanente di potere, intimidazione e controllo.


L’Europa non ne esce meglio, Ursula von der Leyen, Emmanuel Macron, Olaf Scholz condividono un carbone collettivo, quello di un continente che parla molto di valori e pochissimo di visione, oscillando ormai tra vuoto moralismo e pietosa impotenza.


Sul piano nazionale, la Befana distribuisce una bella vagonata di carbone trasversale. Giorgia Meloni lo riceve non per le sue posizioni, legittime nel gioco democratico, ma per aver spesso confuso il consenso con l’infallibilità e aver ereditato l'aspetto peggiore del "regno Draghi", l'insofferenza nei confronti della stampa. Matteo Salvini per una politica ridotta ad una becera e perenne campagna elettorale che lo obbliga ormai a trincerarsi dietro posizioni macchiettistiche.


Il carbone non risparmia, però, l’opposizione. Elly Schlein paga l’ambiguità tra radicalità e governo, oltra ad una confusione comunicativa ai massimi storici in casa PD, che porta il principale partito di sinistra a toccare tardi e male i principali terreni di scontro, vedi il rianimato e poco coinvolgente entusiasmo per la questione palestinese. Giuseppe Conte continua a soffrire l’eterna oscillazione, tutta pentestellata, tra voler essere si leader istituzionale che tribuno della plebe. Carlo Calenda merita il carbone nonostante le sue posizioni, razionalmente condivisibili, ma contagiate dall’intima insofferenza cronica verso qualsiasi mediazione. Carboni questi, forse, più ideologici che caratteriali.


I dolci


Qualche dolce, sobrio e non zuccheroso sia chiaro, va a chi ha scelto di darsi un limite. Paola Cortellesi, Elio Germano e Javier Barden, il cui impegno sociale e politico può infastidire solo chi in quelle battagli crede poco o non ci crede affatto. Caramelle anche per chi come Geppi Cucciari riesce a essere popolare senza smettere di essere scomoda. Persone e personaggi, perchè no, che non sono alternativi al sistema ma che lo abitano senza farsene divorare.


I dolci della grande politica vanno a António Guterres, che continua a richiamare il diritto internazionale anche quando nessuno lo ascolta. A figure come Pedro Sánchez, che hanno scelto di esporsi politicamente sul Medio Oriente pagando un prezzo interno.


Dolci che non sono per vincitori ma per persone che, semplicemente, non hanno smesso di nominare e affrontare i problemi e le sfide di questa feroce contemporaneità.


In extremis anche un po' di cioccolato, oltre alla guida di una nazione, per Delcy Rodriguez la nuova premier ad interim del Venezuela, che ha saputo giocare le proprie carte con un'operazione di "cerchiobottimso" che le ha permesso di sedere sul trono di re Maduro, ammantandosi di molto poco credibili minacce rivolte ai cowboys che lo hanno deposto.


Anche a Donald Trump, diamo volentieri i dolci, così magari si distrae e lascia perdere quelli della Groenlandia. Zucchero al posto delle terre rare, caramelle invece di mappe strategiche, nella speranza che basti un po’ di glassa a calmare l’appetito di questo opulento titano geopolitico.


Qualche dolce va però a chi ha accettato di perdere consenso pur di non semplificare. A Roberto Saviano, per aver continuato a pagare un prezzo personale pur di non arretrare. A giornalisti come Francesca Mannocchi, Sigfrido Ranucci, che hanno resistito alla trasformazione dell’informazione in tifo.


Dolci a parimerito vanno all’equipaggio della Sulmud Flottiglia e a Guido Crosetto. Il primo per aver trasformato una missione tecnica in un gesto di responsabilità collettiva, dimostrando che la dimensione etica fatta di senso della responsabilità e senso civico non è morta in Europa. Il secondo per aver mantenuto, nel ruolo di ministro della Difesa, una postura più istituzionale che propagandistica, ricordando che la credibilità internazionale passa anche dalla consapevolezza del peso delle proprie decisioni e aver difeso il primo con due fregate della marina.


Alla fine, la Befana non divide buoni e cattivi. Divide chi ha usato il potere, mediatico o politico, come responsabilità e chi come alibi. Ad essere distribuite non sono assoluzioni né condanne definitive. Il carbone resta sulle mani di chi ha confuso il potere con il diritto di non rispondere mai, a niente e nessuno, i dolci a chi ha accettato il rischio di perdere qualcosa pur di non perdere se stesso.


Anche perchè quando le feste finiscono e le calze vengono riposte, ogni anno, ciò che abbiamo normalizzato pesa molto più di ciò che abbiamo criticato.