Arte, Vassily Kandinsky torna a Roma

Silvio Napolitano
Costume
14/09/2026

Apre domani, 15 settembre, a Palazzo Bonaparte di Roma, la grande mostra dedicata a Vasilij Kandinsky, che riporta nella Capitale, a 25 anni di distanza dall’ultima importante rassegna, uno dei più grandi maestri dell’astrattismo moderno. Abbiamo avuto il piacere di visitare la mostra in anteprima grazie ad Arthemisia, realtà che negli ultimi anni ha dimostrato una particolare attenzione nella scelta degli artisti da portare a Roma e che trova in Palazzo Bonaparte un palcoscenico davvero invidiabile. Un luogo che continua a rappresentare un punto di riferimento per bellezza, posizione, organizzazione e servizi dedicati al pubblico.


La mostra, visitabile dal 15 settembre 2026 al 14 febbraio 2027, propone circa 70 opere del grande maestro russo, nato a Mosca nel 1866. Una vita che sembra già contenere i semi della sua futura rivoluzione artistica: laureato in legge, Kandinsky viene ben presto conquistato dall’arte e decide di cambiare radicalmente il proprio percorso. Nel 1901 fonda il gruppo Phalanx, esperienza fondamentale anche dal punto di vista umano. È proprio in questo ambiente che incontra Gabriele Münter, artista e compagna di vita che avrà un ruolo importante nel suo percorso e nella sua crescita nel mondo dell’arte contemporanea. Una figura che la mostra permette di conoscere meglio anche attraverso alcune sue opere. Il percorso espositivo segue le diverse fasi della vita e della produzione di Kandinsky, accompagnando il visitatore attraverso le sue trasformazioni artistiche, ma anche attraverso gli avvenimenti personali, politici e storici che ne condizionarono l'esistenza.


È un viaggio dentro la progressiva liberazione dalla rappresentazione della realtà e verso quell’universo fatto di forme, colori, segni e movimento che avrebbe cambiato per sempre la storia dell’arte. Kandinsky non guarda soltanto alla pittura: guarda alla musica, al suo ritmo, alle sue emozioni, alla capacità dei suoni di evocare immagini senza necessariamente rappresentarle.

E proprio il rapporto tra musica e pittura diventa uno degli elementi fondamentali della sua ricerca. Il colore, per Kandinsky, non è più semplicemente qualcosa da osservare: diventa qualcosa da ascoltare, quasi fosse una nota capace di produrre emozioni. Ma la sua vicenda personale si intreccia inevitabilmente con quella drammatica del Novecento. Le tensioni politiche, la rivoluzione e le accuse di bolscevismo lo porteranno lontano dalla Russia, fino all'esilio e al trasferimento a Parigi, dove continuerà la sua ricerca artistica. Dopo la relazione con Gabriele Münter, Kandinsky sposa Nina Andreevskaja, figura fondamentale negli ultimi anni della sua vita e, soprattutto, nella conservazione della sua eredità artistica. Nina diventerà infatti una sorta di custode dell'opera del maestro, contribuendo a proteggerla e a mantenerne viva la memoria dopo la sua morte. La mostra di Palazzo Bonaparte non vuole dunque essere soltanto una successione di quadri. È il racconto di un uomo che attraversa uno dei periodi più complessi della storia europea e che, attraverso l'arte, riesce a trasformare inquietudini, musica, emozioni e ricerca spirituale in un linguaggio completamente nuovo.


Silvio Napolitano