Il Grande incendio di Londra: quattro giorni di fuoco

È notte a Londra, e in una panetteria di Pudding Lane qualcosa va storto. Nel giro di poche ore, una piccola fiamma diventa una minaccia per un’intera città.
È la panetteria di Thomas Farynor, fornaio del re. Le fiamme si propagano rapidamente tra le case di legno, strette le une alle altre, e il vento da est le spinge verso il Tamigi. Londra è secca, affollata e impreparata: non esiste ancora un corpo organizzato di vigili del fuoco e gli strumenti per intervenire sono pochi.
All’alba, il fuoco non è più soltanto quello di una bottega. Le fiamme raggiungono i magazzini lungo il fiume, pieni di materiali infiammabili, e cominciano a divorare strade, case e attività commerciali. La popolazione fugge portando con sé quello che riesce a salvare. C’è chi carica i propri beni sui carri, chi li nasconde nei giardini e chi cerca rifugio dall’altra parte del Tamigi.
Tra i testimoni di quei giorni c’è Samuel Pepys, che racconta nel suo diario la paura e il caos delle strade. Il 3 settembre scrive di aver visto persone correre e viaggiare sui carri per mettere al sicuro denaro, oggetti preziosi e documenti. Il suo racconto restituisce il volto umano di una tragedia che, fino a quel momento, sembrava quasi impossibile da fermare.
Il fuoco attraversa la City
Il 4 settembre la situazione è ancora drammatica. Le fiamme hanno raggiunto nuove zone della città e anche la cattedrale di St Paul è in pericolo. Il fuoco continua a trovare legno, merci e edifici ravvicinati lungo il suo percorso.
Le autorità decidono allora di ricorrere a una misura estrema: demolire le case lungo il percorso delle fiamme, anche con l’uso della polvere da sparo, per creare spazi vuoti e impedire al fuoco di continuare a propagarsi. È una scelta drastica, ma necessaria per tentare di fermare l’incendio.
Il 5 settembre, il fuoco si ferma
Dopo quattro giorni di devastazione, il vento finalmente si placa e le operazioni di contenimento riescono a fermare l’avanzata delle fiamme. Il 5 settembre il fuoco è ormai sotto controllo, anche se piccoli focolai continuano a bruciare e il terreno resta troppo caldo per essere attraversato. Il 6 settembre, le cronache descrivono già una città devastata e il fuoco spento.
Il bilancio è impressionante: circa 13.200 case distrutte, 87 chiese e gran parte della City devastata. Tra gli edifici perduti ci sono la Royal Exchange, la Guildhall e l’antica cattedrale di St Paul. Le vittime ufficialmente registrate sono poche, ma le conseguenze sulla popolazione sono enormi: migliaia di persone restano senza casa e la ricostruzione diventa una delle grandi sfide del regno.
Dalle ceneri, una nuova Londra
Il Grande incendio non è soltanto una tragedia. È anche il momento in cui Londra comincia a cambiare volto. La ricostruzione introduce nuove regole per gli edifici e per le strade, con l’obiettivo di rendere la città meno vulnerabile a un altro disastro.
E così, il 2 settembre 1666, una piccola fiamma accesa in una panetteria diventa uno degli eventi più drammatici della storia di Londra. Quattro giorni di fuoco, una città devastata e una ricostruzione destinata a cambiare per sempre il volto della capitale britannica.