20 anni senza Oriana Fallaci, la voce della storia

È il 15 settembre 2006 quando, a Firenze, si spegne Oriana Fallaci. Ha 77 anni e alle spalle una vita che sembra quasi un romanzo: guerre raccontate dal fronte, incontri con i protagonisti della storia, interviste diventate leggendarie e libri tradotti in tutto il mondo.
Ma per capire chi è stata davvero Oriana Fallaci bisogna tornare indietro, a una ragazza fiorentina che il giornalismo lo incontra giovanissima.
Durante la Seconda guerra mondiale, a soli 14 anni, affianca il padre nella Resistenza. Fa da staffetta, trasporta messaggi e materiale clandestino e aiuta anche soldati alleati evasi dai campi di prigionia. Quell’esperienza segnerà profondamente il suo rapporto con la libertà, il coraggio e la guerra.
Il giornalismo arriva poco dopo. A 17 anni comincia a scrivere per Il Mattino dell’Italia Centrale, occupandosi anche di cronaca. Poi arriva L’Europeo, la testata con cui costruirà gran parte della sua carriera. È un periodo in cui alle donne vengono affidati soprattutto gli argomenti considerati “femminili”, ma Fallaci vuole altro: vuole politica, esteri, storia. Vuole andare dove succedono le cose. E ci va.
Negli anni Sessanta viaggia negli Stati Uniti e segue anche la corsa alla conquista dello spazio. Ma è la guerra del Vietnam a trasformarla definitivamente in una giornalista conosciuta in tutto il mondo.
Nel 1967 ottiene di partire per il Vietnam come inviata de L’Europeo. Ci tornerà più volte, seguendo il conflitto fino alla sua conclusione nel 1975. Racconta i bombardamenti, i combattimenti, i soldati, i civili e le conseguenze della guerra. Non risparmia critiche né agli americani né ai nordvietnamiti e proprio per questo i suoi reportage diventano una testimonianza particolarmente personale e indipendente.
Nel 1968, mentre sta seguendo una manifestazione studentesca a Città del Messico, viene gravemente ferita durante la repressione militare. Sopravvive e torna a scrivere.
Ma è soprattutto attraverso le sue interviste che Oriana Fallaci entra nella storia del giornalismo. Henry Kissinger, Indira Gandhi, Golda Meir, Yasser Arafat, Willy Brandt, lo Scià di Persia, Muʿammar Gheddafi, Ruhollah Khomeini. Fallaci non si limita a fare domande: studia i suoi interlocutori, li provoca, li mette davanti alle proprie contraddizioni. Le sue interviste diventano quasi dei duelli, capaci di mostrare il potere anche quando il potere preferirebbe non farsi vedere.
Parallelamente arriva la scrittura. Lettera a un bambino mai nato, Un uomo, Insciallah: libri nei quali il giornalismo lascia spazio alla narrativa, senza però perdere quella voce diretta e inconfondibile che l’aveva resa famosa.
Poi, nel 2001, arriva l’11 settembre. Fallaci vive a New York e da anni si è allontanata dal giornalismo attivo. L’attacco alle Torri Gemelle rompe quel silenzio. Sul Corriere della Sera pubblica La rabbia e l’orgoglio, un testo durissimo contro il fondamentalismo islamico e contro quello che considera il senso di debolezza dell’Occidente. Il testo provoca un enorme dibattito e segna l’ultima fase della sua vita pubblica.
Da quel momento la Fallaci diventa una figura sempre più divisiva: amata, criticata, discussa. Le sue ultime opere suscitano polemiche e ancora oggi alimentano un dibattito che va oltre il giornalismo.
Ma vent’anni dopo la sua morte, il suo percorso professionale resta difficile da ignorare.
Oriana Fallaci è stata una giornalista che ha scelto di esserci: sul campo, sotto le bombe, davanti ai leader politici, dentro le grandi crisi internazionali. Ha fatto del confronto diretto, della domanda scomoda e della presenza personale il proprio modo di raccontare il mondo.
È morta a Firenze il 15 settembre 2006, dopo una lunga malattia. Sulla sua lapide volle una sola parola per definirsi:
“Scrittore”.
Ma per generazioni di lettori e giornalisti, Oriana Fallaci rimane soprattutto una delle voci più riconoscibili, coraggiose e controverse del giornalismo italiano del Novecento.